Cinema Multisala Tirreno Cecina - il cinema "digitale" e "3D" a Cecina





 CINEFORUM 2017
Cinema di Qualita’
 
Giovedi’ 19 gennaio ore 21.00
 
Io,Daniel Blake
Prezzi Ingresso
Soci COOP   euro   3
         Non Soci        euro  4
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Allied - un'Ombra Nascosta


































       
        

        



        
1942. Il comandante di aviazione franco-canadese Max Vatan arriva a Casablanca per conoscere Marianne Beausejour e fingersi il suo consorte. Insieme i due devono farsi invitare al ricevimento dell'ambasciatore tedesco e assassinarlo. L'operazione è un successo e tra Max e Marianne nasce il più imprevedibile e incauto degli amori. 
Aprire su una storia di spie al tempo della seconda guerra mondiale, in cui l'elevato tasso di glamour è intuibile sin da subito, è una chiara scelta di campo. Ambientare l'inizio di questa storia a Casablanca lo è altrettanto, con un portato di cinefilia e di rimandi a (o confronti con) modelli ingombranti, che solo un autore della portata di Robert Zemeckis è in grado di sostenere. 
Oggi che il cinema si pone, sempre più, come un oggetto di analisi in cui la componente narrativa recita un ruolo quasi secondario, in cui a contare è come lo si dice più che quel che si dice, Zemeckis rappresenta la cartina di tornasole ideale. Per dire di due titoli lontani tra loro ma altrettanti entusiasmanti in questo senso, già FlightA Christmas Carol o Polar Express costituiscono strumenti di intrattenimento discutibili, ma sfide concettuali fuori dal comune. Se guardando alla superficie di Allied è infatti possibile cogliere citazioni o (apparenti) ingenuità o (apparenti) discese nel cattivo gusto - la scena di sesso nella tempesta di sabbia o l'ellissi a cui segue il parto in un ospedale bombardato dai tedeschi - alterando il livello di lettura è inevitabile apprezzare la maestria e la densità di senso del fare cinema di Zemeckis. 
Nell'incipit che vede il comandante Vatan paracadutarsi nel deserto, avvicinandosi al suolo senza mai atterrare, sono in gioco, da subito, sia il simbolismo che il senso di irrealtà che caratterizzano la ricostruzione di Allied. Insieme a Tarantino - e alla sua grottesca riscrittura della Storia - quello di Zemeckis è un racconto sul cinema e sullo storytelling attorno ai fatti della seconda guerra mondiale, dove lo Spielberg di Salvate il soldato Ryan intendeva riprodurre quei fatti, nella maniera più realistica possibile.
Il sapore è quello del cinema classico, con Pitt e Cotillard come divi irraggiungibili e impeccabilmente agghindati, con Casablanca nuovamente teatro di transizione, d'amore e di segreti (benché ci sia molto più Hitchcock che Curtiz in Allied). Ma è un'immagine trasfigurata, doppiamente falsa - come testimoniano gli specchi in cui si riflette l'immagine di Marianne - che rivela la sua natura contemporanea attraverso alcuni imprescindibili dettagli. Il turpiloquio, la messa in scena esplicita della tensione sessuale, una coppia omosessuale ritratta come sarebbe stato impensabile fare al tempo della RKO. In linea con la sua produzione più recente, Zemeckis depista volutamente lo spettatore, con quella padronanza beffarda che è propria di chi accetta le sfide solo quando comportano un rischio estremo (A Christmas CarolThe Walk). Cinema della (dis)illusione, tra i più audaci e interessanti in circolazione. Per chi è disposto ad accettare la sfida e a non accontentarsi.


G.   19/01    SALA RISERVATA CINEFORUM       
V.   20/01    1 Spettacolo                                  21.30                              
S.     21/01    3 Spettacoli        16.30    19.00    22.00                                           
D.   22/01    3 Spettacoli        16.00    19.00        21.30                           
L.   23/01     R I P O S O         
M.  24/01    1 Spettacolo                                 21.30
Mc.25/01     1 Spettacolo                                 21.30                                                                                                                                                


XXX - Il Ritorno di Xander Cage 



































Xander Cage, un ex atleta diventato agente governativo, esce dall'anonimato in cui si era imposto di stare per combattere contro il mortale guerriero Xiang e la sua gang. Lo scopo è recuperare un'arma conosciuta come il vaso di Pandora. Per portare a termine la missione, recluta anche nuovi aiutanti ma alla fine Xander si ritrova invischiato in un complotto mortale che potrebbe interessare anche persone molto potenti che stanno al governo.




G.    19/01  1 Spettacolo                              21.30                   
V.    20/01  1 Spettacolo                               21.30                         
S.    21/01  4 Spett.li   15.30  17.30  19.45  22.00  
D.   22/01  4 Spett.li   15.30  17.30  19.30   21.30                   
L.   23/01  1 Spettacolo                               21.30
M.  24/01  R I P O S O
Mc 25/01  1 Spettacolo                               21.30     


             



Sing
Animazione, Ratings: Kids, durata 110 min. - USA 2016. - Universal Pictures uscita mercoledì 4 gennaio 2017


































       
        

        
Il koala Buster Moon si è innamorato del teatro all'età di sei anni e al teatro ha dedicato la sua vita. Ha anche accumulato una discreta serie di fiaschi e di debiti e ora è ricercato dalla banca a cui ha chiesto un prestito e dai macchinisti che reclamano lo stipendio. Come salvare capra e cavoli? Buster ha un'idea geniale: un talent show. Apre quindi le porte del suo teatro ad una lunga fila di aspiranti cantanti e performer e sceglie i suoi gioielli: Rosita, maialina madre di 25 figli piccoli, Mike, topino vanitoso e vocalist d'eccezione, Ash, porcospina dal cuore rock e Johnny, scimmione dall'animo blues. Ci sarebbe anche Meena, elefantina portentosa, apparentemente troppo timida per esibirsi in pubblico... 
I genitori di tutto il mondo s'incollano davanti al televisore di casa a guardare i talent show di maggior successo? Nessun problema. Ora anche i bambini hanno il loro, molto più romantico, elegante, scatenato e -cosa di gran lunga più importante- interamente popolato di animali. Alla Illumination Entertainment (quella dei Minions, per capirci) sanno come fare di un film una festa, preparando il crescendo di ritmo e di emozione e riportando giustamente il discorso ab ovo, al concetto di spettacolo, con il suo tempio al centro e il suo gioco del travestimento. 
Mescolando fantasia e citazionismo, Sing modella Buster Moon sul Bob Hoskins di piccoli film di generi diversi al suo interno, esattamente come i numeri di un contenitore musicale. C'è la favola di Rosita, sbalzata dagli scaffali del supermarket alla soirée in abito di paillettes, c'è il noir di Mike, tutto bulli e pupe, il prison movie di Jhonny, il mélo suburbano di Mina e quello indie di Ash. 
Il copione è classico, così classico da rischiare la rigidità, ma il film sa aprire delle spassose digressioni (l'autolavaggio di Buster e Eddie, la macchina parlante che sostituisce Rosita in sua assenza, la girl-band giapponese che non si dà mai per vinta) e soprattutto azzecca l'atmosfera, portandoci dentro la villa d'altri tempi di Nana o nei ristoranti dove si chiudono gli affari, quelli veri. 
Non c'è la sorpesa in Sing, in fondo le cose vanno esattamente come devono andare, ma c'è la qualità. E c'è la passione. E ce le facciamo volentieri bastare.



S.    21/01    2 Spettacoli  16.00   18.00                                               
 
D.   22/01    2 Spettacoli 15.30   17.30                                                            
                                                  


Collateral Beauty

































     
       

        



       

Howard è il manager di maggior successo di una grande azienda. Colpito dalla tragedia della morte della figlia di sei anni, non riesce a tornare a vivere. I suoi tre migliori amici e colleghi di lunga data vengono a sapere che ha scritto delle lettere, al Tempo, all'Amore e alla Morte, e assoldano tre teatranti perché impersonino queste entità astratte e dialoghino con Howard, scuotendolo e riportandolo alla consapevolezza che la sua vita non è finita. 
Nemmeno in mano ad un grande autore visionario, un copione come questo, sarebbe stato al sicuro; meno che mai nelle mani di David Frankel e di un cast troppo curiosamente assortito, dove i grandi attori -Norton e Winslet- rimangono malamente schiacciati nelle loro potenzialità e soltanto Helen Mirren riesce a emergere come merita, ma la fa con un personaggio da commedia, lanciato come una trottola impazzita su un tappeto ultra drammatico. 
Non che una dose di leggerezza non sia contemplata in partenza, lo è senza dubbio, ma non è quella della commedia, bensì quella sentimentale del "Canto di Natale" dickensiano, che il film riprende esplicitamente nelle figure dei tre attori che, come angeli, vedono in profondità nelle vite dei loro interlocutori. Anche qui, però, le forzature non mancano, e soprattutto diventa sempre più chiaro, strada facendo, che in Collateral Beauty sono contenuti due film che non s'incontrano se non in maniera illusoria, soltanto apparente. Da un lato, il melodramma con Will Smith e Naomie Harris, film "impossibile" per il suo portato tragico, affrontato senza mai levare le lacrime dagli occhi, a colpi di invenzioni singhiozzanti (il domino, le lettere) e con un twist finale che sarebbe stato più adatto ad un cortometraggio che ad un progetto con queste ambizioni. Dall'altro lato, un film dal sapore più indipendente e dal soggetto più singolare, su una piccola compagnia di attori pagati per uscire dalla comfort zone del loro teatrino off Broadway e misurare la loro arte con un'esigenza della vita vera, un terreno su cui non possono sbagliare, pena l'aggravamento di una sofferenza già insopportabile. Una prova difficile, che Keira Knightley rischia di fallire, non tanto nella finzione, ma sul palcoscenico principale, quello del film stesso. 
Quando poi arriva il momento di spiegare il titolo, per il solo fatto che il film si ritrovi a dover tentare di farlo, e per giunta con esiti affatto convincenti, è chiaro che il meccanismo non è oliato a dovere: l'architettura è complessa e suggestiva, ma le tessere del domino non cadono naturalmente a cascata come Frankel e compagnia vorrebbero farci credere. 

 
Mc. 18/01    1 Spettacolo                               21.30 
G.    19/01    SALA RISERVATA CINEFORUM              
V.     20/01    1 Spettacolo                              21.30 
S.      21/01    2 Spettacoli                              20.00    22.00                              
D.    22/01     2 Spettacoli                  19.30     21.30 
L.    23/01     R I P O S O
M.   24/01    1 Spettacolo                              21.30
Mc. 25/01    1 Spettacolo                               21.30 


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